NUOVE REGOLE UE SULLA SOSTENIBILITA’: MENO OBBLIGHI ESG E REPORTING SOLO PER LE IMPRESE PIU’ GRANDI
- On 9 Marzo 2026
Nuove regole UE sulla sostenibilità: meno obblighi ESG e reporting solo per le imprese più grandi
Con la Directive (EU) 2026/470, l’Unione Europea rivede in modo significativo la disciplina sulla rendicontazione di sostenibilità.
Il nuovo quadro normativo restringe il perimetro degli obblighi ESG e introduce un approccio più selettivo, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e salvaguardare la competitività del sistema produttivo europeo.
Tra le principali novità: soglie più elevate per l’obbligo di rendicontazione, ridimensionamento della due diligence lungo la filiera e mantenimento dell’attestazione a livello di limited assurance, senza passaggio alla verifica più rigorosa della reasonable assurance.
Il pacchetto Omnibus I: come nasce la riforma ESG europea
La revisione normativa è il risultato del pacchetto di semplificazione Omnibus I, approvato dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 febbraio 2026 dopo l’intesa raggiunta tra Parlamento e Consiglio nel dicembre 2025.
Il processo di riforma affonda le radici nel dibattito politico europeo sulla competitività industriale avviato nel 2024. In quel contesto, anche sulla base dei rapporti Letta e Draghi, è emersa l’esigenza di ridurre l’impatto regolatorio sulle imprese senza abbandonare gli obiettivi del Green Deal europeo.
La proposta della Commissione europea è arrivata nel febbraio 2025 e, dopo il negoziato interistituzionale, ha portato alla revisione di diverse normative chiave, tra cui:
- la direttiva sulla revisione legale dei conti
- la direttiva sul bilancio d’esercizio
- la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)
- la direttiva sulla due diligence di sostenibilità delle imprese.
Rendicontazione di sostenibilità: obbligo solo per le imprese più grandi
Una delle modifiche più rilevanti riguarda l’ambito di applicazione della rendicontazione di sostenibilità.
Con la nuova direttiva, l’obbligo di redigere il report ESG si applicherà solo alle imprese che superano entrambe le seguenti soglie dimensionali:
- 1.000 dipendenti (media annua)
- 450 milioni di euro di fatturato netto
Questo restringimento del perimetro esclude migliaia di imprese medio-grandi che, secondo la versione originaria della normativa, sarebbero state soggette agli obblighi di reporting.
Sono inoltre escluse le PMI quotate, per le quali il legislatore europeo ha ritenuto sproporzionato il carico regolatorio rispetto ai benefici informativi.
Per le imprese di paesi terzi, l’obbligo scatterà solo se il fatturato generato nell’Unione europea supera anch’esso la soglia dei 450 milioni di euro.
A partire dai bilanci relativi agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, il nuovo perimetro diventerà definitivo.
Reporting volontario per le imprese sotto soglia
Per le imprese escluse dagli obblighi, la rendicontazione ESG non scompare ma cambia natura: diventa facoltativa.
La Commissione europea introdurrà standard volontari denominati VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs), destinati alle imprese con meno di 1.000 dipendenti.
Fino alla loro adozione definitiva, prevista nel 2026, resteranno applicabili le indicazioni contenute nella raccomandazione della Commissione europea pubblicata nel 2025.
Questo sistema consentirà alle aziende di utilizzare la rendicontazione di sostenibilità su base volontaria, soprattutto per dialogare con:
- istituti finanziari
- investitori
- partner commerciali internazionali.
Stop all’eccesso di dati: semplificazione degli standard ESG
La riforma interviene anche sugli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), riducendo il numero di informazioni richieste.
Le principali modifiche prevedono:
- eliminazione degli standard settoriali obbligatori
- revisione dei datapoint meno rilevanti
- distinzione più chiara tra informazioni obbligatorie e facoltative
- rafforzamento del principio di materialità
- riduzione del rischio di eccesso di informativa.
La Commissione europea dovrà aggiornare gli standard entro sei mesi dall’entrata in vigore della direttiva.
Protezione delle PMI nella catena del valore
Uno degli obiettivi della riforma è limitare il cosiddetto effetto a cascata degli obblighi ESG lungo le filiere produttive.
La direttiva introduce il concetto di “impresa protetta”, ovvero ogni azienda con meno di 1.000 dipendenti che opera nella catena del valore di una società soggetta agli obblighi di rendicontazione.
Le imprese obbligate al reporting non potranno richiedere a queste aziende informazioni che vadano oltre quanto previsto dagli standard volontari VSME.
Inoltre, le imprese protette avranno il diritto di rifiutare richieste di dati eccedenti.
Attestazione della sostenibilità: resta la limited assurance
Un’altra modifica importante riguarda il sistema di verifica della rendicontazione ESG.
La direttiva elimina l’obbligo di passare al livello più rigoroso di reasonable assurance e conferma l’attuale modello basato sulla limited assurance.
La scelta è motivata dalla volontà di contenere i costi di attestazione per le imprese e di evitare un incremento significativo degli oneri di revisione.
Due diligence ESG: soglie più alte e applicazione rinviata
La riforma interviene anche sulla direttiva europea relativa alla due diligence di sostenibilità delle imprese.
Le nuove soglie dimensionali diventano:
- 5.000 dipendenti
- 1,5 miliardi di euro di fatturato
L’analisi dei rischi ambientali e sociali sarà normalmente limitata ai partner commerciali diretti, riducendo la complessità dei controlli lungo la filiera.
È stato inoltre eliminato l’obbligo di predisporre un piano di transizione climatica, ritenuto ridondante rispetto agli obblighi già previsti dalla rendicontazione ESG.
L’applicazione delle nuove norme sulla due diligence è rinviata al 26 luglio 2029.
Calendario di attuazione e sanzioni
La direttiva entra in vigore il 18 marzo 2026, venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Gli Stati membri dovranno recepire:
- entro il 19 marzo 2027 le modifiche su revisione legale, bilancio e rendicontazione di sostenibilità
- entro il 26 luglio 2028 le modifiche sulla due diligence.
Il regime sanzionatorio prevede un tetto massimo uniforme pari al 3% del fatturato netto mondiale.
Quali impatti per imprese e professionisti
Per le grandi imprese soggette alla rendicontazione ESG cambierà l’approccio: meno quantità di dati e maggiore attenzione alla rilevanza delle informazioni.
Le imprese escluse dagli obblighi dovranno invece decidere se adottare comunque standard volontari per rafforzare la propria reputazione e il dialogo con investitori e banche.
Per consulenti, revisori e professionisti della sostenibilità si apre una nuova fase: diminuisce il peso della raccolta massiva di dati e aumenta quello della consulenza strategica su governance, sistemi di controllo e materialità delle informazioni.
La vera prova della riforma arriverà con i bilanci del 2027, quando sarà possibile valutare se la riduzione degli obblighi avrà rafforzato la competitività europea o se avrà inciso sulla credibilità del mercato della finanza sostenibile.
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